Dopo il Primo Livello Reiki: come continuare a praticare senza farne un dovere

“E adesso, quanto Reiki devo fare a casa?”

È una domanda che può arrivare facilmente dopo un corso di Primo Livello Reiki.

Durante la formazione ci sono il gruppo, il tempo dedicato alla pratica, le spiegazioni e la possibilità di fare domande. Si sperimenta l’autotrattamento, si pratica con altre persone e, quando qualcosa non è chiaro, c’è qualcuno accanto a cui chiedere.

Poi si torna a casa.

E quello spazio che durante il corso era già lì, preparato per noi, deve trovare posto nella vita di tutti i giorni.

All’inizio può esserci entusiasmo: “Da domani mi ritaglio ogni giorno il mio momento per il Reiki.”

Poi arrivano il lavoro, la famiglia, gli impegni, una giornata particolarmente piena. Si salta una pratica, magari due. E può comparire un pensiero molto comune:

“Sto già perdendo quello che ho imparato?”

No. E forse proprio qui comincia una parte importante del percorso.

Continuare a praticare non significa essere perfetti

Dopo il Primo Livello, la continuità della pratica è importante perché permette di familiarizzare con ciò che si è imparato.

Ma continuità non significa trasformare il Reiki in un’altra voce della lista delle cose da fare.

L’autotrattamento può diventare uno spazio personale di ascolto: un momento in cui fermarsi, portare le mani sul corpo e rimanere presenti a ciò che c’è, senza dover ottenere necessariamente qualcosa.

Ci saranno giorni in cui avrai più tempo e altri in cui ne avrai meno.

Ci saranno momenti in cui sentirai il desiderio di praticare e altri in cui sarà più difficile trovare quello spazio.

Questo non significa aver sbagliato.

La pratica può trovare gradualmente una forma che sia realmente sostenibile nella tua vita.

E i 21 giorni dopo il corso?

In alcune scuole Reiki, dopo il Primo Livello, viene proposto un periodo iniziale di 21 giorni di pratica.

Anche nella formazione che abbiamo ricevuto questo periodo fa parte delle indicazioni trasmesse e può essere un modo utile per dare continuità all’esperienza appena iniziata.

Ma per noi è importante chiarire una cosa: non sono 21 giorni da superare come una prova.

Non significa che, se salti un giorno, devi ricominciare tutto da capo. E non esiste un risultato che debba necessariamente manifestarsi al termine del ventunesimo giorno.

Possiamo considerarli piuttosto come un invito: per un periodo, provare a dare uno spazio regolare alla pratica e osservare che cosa significa inserirla nella propria quotidianità.

Senza trasformare anche il Reiki in qualcosa da fare “bene”.

Che cosa può lasciare questo tempo di pratica?

Dedicarsi con una certa continuità al Reiki può essere anche un modo per concedersi uno spazio che, nella vita quotidiana, spesso manca.

Un momento in cui non dobbiamo fare qualcosa per gli altri, raggiungere un obiettivo o ottenere necessariamente un risultato. Ci fermiamo, portiamo le mani sul corpo e ascoltiamo.

Per alcune persone questo tempo può essere vissuto come un momento di calma e rilassamento; per altre può diventare soprattutto un’occasione per sentirsi più presenti, osservare come stanno o semplicemente prendersi cura di sé con maggiore attenzione.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più personali della pratica: non dobbiamo decidere in anticipo che cosa il Reiki dovrà darci. Possiamo lasciare che sia l’esperienza, giorno dopo giorno, a mostrarci che cosa significa per noi dedicare quel tempo all’ascolto.

Non c’è quindi un’esperienza che debba necessariamente accadere nei 21 giorni. Il valore di questo periodo può stare proprio nel concedersi la possibilità di praticare con continuità e scoprire, attraverso l’esperienza, che cosa questo spazio significa per noi.

“Ma quanto deve durare un autotrattamento?”

Anche questa è una domanda comprensibile.

Durante un corso si imparano posizioni e sequenze che aiutano a orientarsi, soprattutto quando tutto è ancora nuovo.

Con il tempo, però, la pratica diventa più familiare.

Non è necessario vivere ogni autotrattamento con il cronometro in mano o pensare che una pratica più lunga sia automaticamente una pratica migliore.

Le indicazioni ricevute durante la formazione sono una mappa da cui partire, non una griglia rigida.

In alcuni giorni potrai dedicarti un tempo più ampio. In altri potresti avere a disposizione soltanto uno spazio più breve.

Ciò che conta è non trasformare la durata in un giudizio sulla qualità della tua pratica.

“E se non sento nulla alle mani?”

Questa è un’altra domanda che ci viene fatta e che può creare qualche dubbio, soprattutto all’inizio.

Durante la pratica alcune persone raccontano di percepire calore, formicolio, pulsazioni o altre sensazioni. Altre sentono molto poco, oppure niente di particolare.

E può accadere anche alla stessa persona di avere sensazioni evidenti durante una pratica e quasi nessuna in un’altra.

Non sentire qualcosa nelle mani non significa che stai praticando male o che non sei portato per il Reiki.

Soprattutto all’inizio può esserci la tentazione di controllare continuamente:

Sto sentendo caldo?
C’è un formicolio?
Dovrei percepire qualcosa?

Ma la pratica non dovrebbe trasformarsi in una ricerca della sensazione.

Nel Reiki impariamo anche a stare con ciò che c’è in quel momento, senza dover produrre un’esperienza particolare e senza confrontarla continuamente con quella degli altri.

Con il tempo potresti diventare più attento a sensazioni che inizialmente non notavi, oppure continuare a non percepirne di particolari.

Non esiste una sensazione che debba necessariamente comparire per stabilire la qualità della pratica.

Ed è importante ricordare che le sensazioni percepite durante il Reiki sono soggettive e non rappresentano uno strumento per formulare diagnosi o valutare lo stato di salute di una persona.

E se dopo qualche settimana mi vengono nuovi dubbi?

È molto probabile.

Durante un corso si ricevono molte informazioni e si fanno diverse esperienze in un tempo relativamente breve.

Alcune domande arrivano subito.

Altre nascono soltanto quando si comincia a praticare da soli.

Posso spostare questa posizione?
Come mi comporto se una posizione non è comoda?
Quanto tempo rimango con le mani in un punto?
Devo seguire sempre la stessa sequenza?
E se non sento nulla nelle mani?
È normale che la mia esperienza sia diversa da quella vissuta durante il corso?

Sono domande che fanno parte del percorso.

Per questo pensiamo che la formazione non dovrebbe necessariamente concludersi quando finisce il corso.

Tornare a praticare insieme

È anche da questa idea che nascono gli incontri di pratica di Mondo Reiki.

Non sono un altro livello da raggiungere e nemmeno un’occasione per accumulare continuamente nuove tecniche.

Sono prima di tutto uno spazio per tornare alla pratica.

Per riprendere alcuni passaggi, fare domande, praticare l’autotrattamento o il Reiki in coppia, confrontarsi sulle esperienze e ritrovare quella dimensione condivisa che, a casa, inevitabilmente cambia.

Ma c’è anche un altro aspetto che per noi è importante: praticare insieme significa non sentirsi soli nel percorso.

Ritrovarsi permette di condividere dubbi ed esperienze, ascoltare quelle degli altri e concedersi nuovamente un tempo dedicato interamente alla pratica.

A volte basta tornare a praticare insieme per accorgersi che un dubbio che sembrava enorme aveva bisogno soltanto di essere chiarito.

E anche ascoltare le domande degli altri può aprire prospettive che da soli non avevamo considerato.

La pratica può cambiare insieme a noi

Forse uno degli aspetti più belli del Reiki è proprio questo: non deve occupare sempre lo stesso spazio nella nostra vita.

Ci possono essere periodi in cui sentiamo il desiderio di praticare più spesso e altri in cui la pratica diventa più essenziale.

La continuità non deve necessariamente essere rigidità.

Può essere piuttosto la possibilità di tornare.

Tornare alle mani.
Tornare all’ascolto.
Tornare a qualche minuto dedicato a noi stessi.

Anche dopo una pausa.

Perché il Primo Livello non dovrebbe lasciarci con la sensazione di avere ricevuto qualcosa che dobbiamo eseguire perfettamente.

Dovrebbe darci delle basi da conoscere, sperimentare e, nel tempo, fare nostre.

Il corso finisce. La pratica continua.

Quando accompagniamo qualcuno nel Primo Livello, il nostro obiettivo non è che torni a casa ricordando perfettamente ogni passaggio.

Ci interessa che abbia delle basi chiare, che sappia come praticare in modo rispettoso e che possa continuare a fare esperienza senza sentirsi sotto esame.

E, quando nascono nuove domande, che sappia di avere uno spazio in cui tornare.

Per questo Mondo Reiki propone anche incontri dedicati a chi ha già frequentato un corso e desidera mantenere viva la pratica, esercitarsi, chiarire i propri dubbi e continuare a fare esperienza insieme.