Non serve credere nel Reiki per iniziare a conoscerlo

“Il Reiki mi incuriosisce… ma se non ci credo fino in fondo, ha senso provarlo?”

È una domanda che può nascere facilmente quando ci si avvicina al Reiki per la prima volta: bisogna credere nel Reiki perché abbia senso conoscerlo e sperimentarlo?

Forse ne hai sentito parlare da qualcuno. Magari hai visto un trattamento, letto qualcosa sull’energia o semplicemente ti incuriosisce capire che cosa accade quando una persona appoggia le mani sul corpo di un’altra.

Ma poi arriva il dubbio:

“Devo credere nell’energia perché il Reiki abbia senso per me?”

La nostra risposta è semplice: no, non devi arrivare con una convinzione.

Puoi arrivare con curiosità.
Puoi avere domande.
Puoi essere dubbioso.
Puoi anche non sapere ancora che cosa pensare.

Per noi conoscere il Reiki non significa accettare in partenza tutto ciò che appartiene alla sua tradizione.

Significa prima di tutto concedersi la possibilità di conoscere, fare esperienza e poi osservare.

Ma allora che cosa significa “energia” nel Reiki?

Prima o poi, parlando di Reiki, incontriamo questa parola.

Energia.

La stessa parola Reiki viene tradizionalmente spiegata attraverso due termini giapponesi: Rei e Ki.

Nella tradizione Reiki, il ki viene descritto come energia o forza vitale e la pratica viene interpretata all’interno di questa visione.

Ma qui c’è una distinzione importante.

Quando parliamo di “energia” nel Reiki stiamo utilizzando un termine che proviene da una determinata cultura e da un particolare modo di descrivere l’esperienza.

Nella nostra dispensa del Primo Livello abbiamo scelto proprio per questo di chiarire che Rei e Ki non sono unità di misura e non devono essere automaticamente confusi con il significato che la parola energia assume in fisica o in medicina.

Possiamo quindi conoscere il significato che la tradizione attribuisce al ki senza doverlo trasformare in una spiegazione scientifica.

E soprattutto senza chiederti di crederci prima ancora di aver fatto esperienza della pratica.

Posso quindi praticare Reiki anche se ho dei dubbi?

Per noi sì.

E forse è proprio qui che cambia il modo di avvicinarsi al Reiki.

Non ti chiediamo di mettere da parte il tuo senso critico quando entri in un corso.

Quando raccontiamo le origini del Reiki, le iniziazioni, i simboli o il significato dell’essere “canale”, spieghiamo anche che questi concetti appartengono alla tradizione Reiki e alla sua dimensione spirituale.

Questo non significa che debbano essere accettati come verità scientificamente dimostrate.

Puoi ascoltare.

Puoi fare domande.

Puoi fare esperienza.

E puoi continuare ad avere dei dubbi.

Una domanda non è un ostacolo alla pratica. Può essere il punto da cui iniziare.

E se durante il Reiki non sentissi niente?

Questa è un’altra paura molto comune.

Si sente spesso raccontare di persone che durante il Reiki percepiscono calore nelle mani, formicolii, rilassamento o sensazioni particolari.

E allora può nascere spontaneamente un pensiero:

“E se io non sentissi niente?”

Non succederebbe nulla di sbagliato.

Durante una pratica alcune persone possono percepire calore o freschezza, altre formicolio, pesantezza o leggerezza. Qualcuno può sentirsi molto rilassato, avere sonnolenza o percepire una particolare quiete.

Altre persone possono sentire pochissimo.

Oppure niente di particolare.

La nostra stessa formazione sottolinea che queste sensazioni sono soggettive: non permettono di stabilire se una persona sia più o meno capace di praticare Reiki e, soprattutto, non devono essere utilizzate per formulare diagnosi.

Per questo durante un corso non cerchiamo continuamente qualcosa da sentire.

Cerchiamo piuttosto di imparare a stare nell’esperienza senza anticiparla.

E concretamente, allora, che cosa faccio?

Forse questa è la parte più interessante.

Perché a un certo punto possiamo smettere di parlare del Reiki e iniziare semplicemente a praticare.

Ci fermiamo.

Osserviamo il respiro.

Portiamo attenzione al corpo e alla postura.

Sperimentiamo Gassho, una pratica semplice della tradizione Reiki in cui le mani vengono unite e l’attenzione viene riportata al momento presente.

Conosciamo i Cinque Principi – Gokai.

Impariamo la centratura e portiamo attenzione al tanden.

Entriamo gradualmente nella pratica attraverso Gassho, Reiji-ho e Chiryo, fino ad arrivare all’utilizzo delle mani.

Poi sperimentiamo l’autotrattamento.

E successivamente la pratica Reiki con un’altra persona.

È qui che molte delle domande con cui siamo arrivati possono cominciare a cambiare.

Non necessariamente perché abbiamo trovato una risposta definitiva, ma perché adesso alla domanda possiamo affiancare un’esperienza personale.

Ma allora la scienza che cosa dice del Reiki?

È una domanda legittima. E anche qui preferiamo non cercare risposte più grandi di quelle che oggi possiamo dare.

Il Reiki è stato studiato scientificamente. Puoi approfondire nella nostra pagina dedicata alla ricerca scientifica sul Reiki.

Alcune ricerche hanno osservato risultati favorevoli su aspetti come ansia, stress, dolore percepito o qualità della vita. Altri studi, invece, non hanno rilevato differenze significative rispetto alle condizioni di confronto.

Gli studi disponibili presentano inoltre diversi limiti e le evidenze attuali non permettono di considerare il Reiki un trattamento dimostrato per specifiche condizioni mediche.

E non dimostrano neppure il meccanismo energetico descritto dalla tradizione Reiki.

Questo, per noi, non significa dover scegliere tra due estremi: dimostrare scientificamente tutta la tradizione oppure rifiutare l’intera esperienza.

Significa semplicemente tenere distinti i piani.

Possiamo rispettare una tradizione spirituale senza trasformarla in una teoria scientifica. E possiamo interessarci alla ricerca senza utilizzarla per confermare ciò che vorremmo fosse vero.

È una distinzione che abbiamo voluto mantenere anche nella nostra formazione Reiki.

Forse la domanda non è “ci credo o non ci credo?”

Quando ci avviciniamo a qualcosa che non conosciamo, spesso sentiamo il bisogno di decidere subito da che parte stare.

Ci credo.

Oppure:

Non ci credo.

Ma tra queste due posizioni esiste uno spazio molto più interessante.

Quello della curiosità.

Posso non sapere esattamente che cosa penso del ki e intanto conoscere la storia del Reiki.

Posso avere dubbi sulla sua interpretazione energetica e sperimentare Gassho.

Posso fare un autotrattamento senza dover decidere prima che cosa dovrei sentire.

Posso fare domande.

Posso osservare.

Posso cambiare idea.

E posso anche arrivare alla conclusione che questa pratica non fa per me.

Fare esperienza non significa rinunciare al proprio senso critico.

Significa permettersi di conoscere qualcosa prima di decidere che significato avrà per noi.

Quindi, devo credere nel Reiki per iniziare?

No.

Forse per iniziare serve qualcosa di molto più semplice:

essere curiosi.

Curiosi di capire da dove viene.

Di conoscere la sua tradizione.

Di sperimentare una pratica.

Di osservare quello che accade senza dover raggiungere un risultato particolare.

E poi prendersi il tempo per trovare le proprie risposte.

È anche da questa idea che nasce il nostro modo di insegnare in Mondo Reiki:

conoscere la tradizione, fare esperienza e lasciare aperto lo spazio delle domande.

Vuoi conoscere il Reiki partendo dalle basi?

Il Primo Livello Reiki Usui–Karuna di Mondo Reiki è aperto anche a chi non ha mai praticato Reiki, meditazione o altre discipline olistiche.

Non è necessario arrivare con una convinzione già formata.

Bastano curiosità e disponibilità a fare esperienza.

Se vuoi conoscere il programma, capire come si svolge il corso o semplicemente farci una domanda prima di decidere, puoi scriverci.