Come si pratica il Reiki
A prima vista, il Reiki può sembrare una pratica molto semplice. E nella sua forma lo è. La qualità dell’esperienza nasce però dall’attenzione, dall’ascolto e dalla continuità della pratica.
Una pratica che si comprende facendola
Ogni pratica inizia dall’ascolto e dal consenso. La persona resta vestita e può scegliere se ricevere il contatto delle mani oppure preferire che vengano mantenute a breve distanza dal corpo. Questa scelta può essere modificata in qualsiasi momento.
Prima di iniziare, chi pratica si prende qualche minuto per rallentare, stabilizzare il respiro e portare attenzione all’incontro. La pratica può aprirsi con Gassho, una meditazione semplice in cui i palmi vengono uniti e l’attenzione si posa sul contatto delle mani e sul respiro naturale. Non si cerca di eliminare i pensieri: quando arrivano, ci si accorge della loro presenza e si ritorna gentilmente all’ascolto.
Durante la sessione, le mani vengono portate con delicatezza in diverse zone del corpo, come testa, spalle, torace, addome e schiena, sempre nel rispetto delle preferenze concordate. Alcune scuole seguono sequenze definite; altre integrano pratiche tradizionali come Reiji-ho e Byosen, che orientano l’attenzione e l’ascolto durante il trattamento.
Le sensazioni che possono emergere sono soggettive e diverse per ogni persona. Non è necessario sentire qualcosa di particolare e ciò che viene percepito non rappresenta una diagnosi.
La pratica su di sé
L’autotrattamento permette di portare il Reiki nella propria quotidianità. In una posizione comoda, le mani vengono appoggiate con gradualità su diverse zone del proprio corpo, dedicandosi un tempo di quiete e ascolto.
Più che eseguire perfettamente una sequenza, conta trovare una pratica semplice e sostenibile nel tempo. Anche dedicarsi uno spazio breve con regolarità può diventare un’occasione per fermarsi e ascoltarsi.
In alcune scuole Reiki viene proposto un periodo iniziale di ventuno giorni di pratica. Lo presentiamo come un’indicazione appartenente alla formazione e alla tradizione ricevuta, non come un obbligo né come un tempo necessario per ottenere un determinato risultato.
Al termine della pratica
Prima di riprendere le proprie attività, ci si può concedere qualche minuto per osservare come ci si sente. Si può bere, annotare qualcosa oppure semplicemente tornare alla quotidianità con calma.
Non è necessario interpretare ogni sensazione o cercare un risultato: la pratica non è una prova da superare.
GLI ASPETTI DELLA PRATICA
- Preparazione
- Consenso e confini
- Gassho e centratura
- Trattamento
- Autotrattamento
- Dopo la pratica
Non serve percepire qualcosa di particolare
Calore, rilassamento, formicolio o anche l’assenza di sensazioni particolari sono esperienze possibili e del tutto soggettive. Ciò che si percepisce non costituisce una diagnosi e non determina la qualità della pratica.
