Che cosa accade davvero durante un corso Reiki di Primo Livello?

Se non hai mai frequentato un corso Reiki, forse una delle domande più semplici è anche quella a cui è più difficile trovare una risposta concreta:

che cosa succede davvero durante quelle due giornate?

E, forse ancora più importante: che cosa rimane quando il corso è finito?

Per noi il Primo Livello non termina nel momento in cui viene consegnato un attestato. Le due giornate servono a conoscere le basi, ricevere le iniziazioni, sperimentare l’autotrattamento e iniziare a praticare Reiki con un’altra persona.

Ma sono soprattutto l’inizio di qualcosa che può continuare nel tempo.

Per questo alla formazione affianchiamo la possibilità di tornare alla pratica, fare domande, confrontarsi e partecipare agli incontri dedicati a chi desidera mantenere vivo ciò che ha imparato.

Perché una formazione può trasmettere gli strumenti.

È la pratica nel tempo che permette di farli diventare propri.

Ma facciamo un passo indietro.

Se stai pensando di partecipare a un Primo Livello, probabilmente vuoi sapere prima che cosa accade concretamente durante il corso.

Si parla soltanto di energia?
Si medita per ore?
Si impara subito a fare un trattamento?
E che cosa sono le “iniziazioni” di cui spesso si sente parlare?

Nel nostro Primo Livello Reiki Usui–Karuna le due giornate sono soprattutto un tempo dedicato a conoscere, sperimentare e praticare.

Non è necessario arrivare sapendo già qualcosa. Si parte dalle basi e, un passo alla volta, quello che inizialmente viene spiegato con le parole comincia a essere sperimentato attraverso la pratica.

Perché il Reiki, per come lo intendiamo noi, non si comprende soltanto leggendo: si comprende soprattutto facendone esperienza.

Si comincia comprendendo che cos’è il Reiki

Prima di utilizzare le mani, ci prendiamo il tempo per capire che cosa stiamo per praticare.

Partiamo dalle origini del Reiki, dalla figura di Mikao Usui e dal significato delle parole Rei e Ki. Conosciamo poi alcuni passaggi della sua storia e della sua diffusione dal Giappone all’Occidente.

È una parte importante della formazione perché nel tempo il Reiki si è sviluppato attraverso scuole e linee differenti.

Per questo cerchiamo di distinguere ciò che appartiene alla tradizione ricevuta, ciò che possiamo ricostruire attraverso le fonti storiche e ciò che è stato introdotto successivamente.

La storia, però, non occupa le due giornate.

Serve a dare delle radici a ciò che poi andremo a praticare.

La stessa dispensa, infatti, ricorda che l’insegnamento attribuito a Usui comprendeva non soltanto l’imposizione delle mani, ma autotrattamento, meditazione Gassho, respirazione e centratura, Cinque Principi e altre pratiche.

Prima delle mani, impariamo a fermarci

Uno degli aspetti che esploriamo durante il corso è la centratura.

Non significa dover arrivare perfettamente calmi, svuotare la mente o riuscire a non pensare.

Partiamo da qualcosa di molto più semplice: accorgerci di come siamo in quel momento.

Osserviamo il respiro, la postura, il contatto del corpo con il pavimento e portiamo attenzione al tanden, un punto di riferimento utilizzato nelle pratiche tradizionali giapponesi e collocato simbolicamente nella parte bassa dell’addome.

Durante il corso sperimentiamo anche Gassho, la pratica delle mani unite.

Il respiro rimane naturale. Se arrivano pensieri, rumori o distrazioni, non dobbiamo eliminarli: ce ne accorgiamo e riportiamo l’attenzione alle mani e al respiro.

È forse uno dei primi insegnamenti importanti del Primo Livello:

non dobbiamo raggiungere uno stato speciale per poter praticare Reiki.

I Cinque Principi: il Reiki oltre il trattamento

Durante il Primo Livello incontriamo anche i Cinque Principi, o Gokai.

“Solo per oggi” è l’espressione che li accompagna e che, secondo noi, contiene già molto del loro significato.

Non sono comandamenti e non chiedono di diventare persone perfette. Sono piuttosto indicazioni da osservare nella quotidianità: il rapporto con la rabbia e la preoccupazione, la gratitudine, l’onestà nel proprio lavoro e la gentilezza verso gli altri e verso se stessi.

È qui che il Reiki comincia già ad andare oltre il semplice momento in cui appoggiamo le mani.

Gassho, Reiji-ho e Chiryo: dalla presenza alla pratica

Entriamo poi più profondamente nella pratica attraverso tre momenti collegati della tradizione Reiki:

Gassho – raccogliersi
Reiji-ho – affidarsi e ascoltare
Chiryo – portare la pratica nel trattamento attraverso le mani

Non vogliamo che diventino una sequenza da imparare a memoria.

Il loro senso è imparare ad arrivare, ascoltare e poi restare presenti mentre pratichiamo.

Quando iniziamo a utilizzare le mani, impariamo anche qualcosa che per noi è fondamentale: non dobbiamo cercare continuamente di interpretare ciò che sentiamo.

Calore, freschezza, formicolio, rilassamento oppure nessuna sensazione particolare sono tutte esperienze possibili.

Sentire molto non significa essere più bravi. E non sentire qualcosa non significa che stiamo sbagliando.

Le iniziazioni Reiki

Durante il Primo Livello ci sono anche le iniziazioni.

È probabilmente uno degli aspetti che suscita più curiosità in chi non ha mai frequentato un corso Reiki.

Nella tradizione, l’iniziazione è il momento di trasmissione attraverso il quale l’allievo viene introdotto alla pratica Reiki. Nella visione tradizionale viene descritta come una sintonizzazione all’Energia Vitale Universale, che permette alla persona di diventare canale del Reiki.

È importante per noi raccontarla per ciò che è: un elemento della tradizione e della trasmissione Reiki.

Non c’è una sensazione che debba necessariamente verificarsi durante un’iniziazione. Ogni persona può vivere quel momento in modo diverso.

Per questo non chiediamo di cercare qualcosa di straordinario o di confrontare la propria esperienza con quella degli altri.

Impariamo l’autotrattamento

Una parte fondamentale del Primo Livello è dedicata alla pratica su di sé.

L’autotrattamento permette di cominciare a portare il Reiki nella propria quotidianità.

Impariamo a prepararci, centrarci e utilizzare le mani attraverso una successione di posizioni che rappresentano una guida, non una struttura rigida da eseguire perfettamente.

La pratica può essere adattata al proprio corpo, alla posizione più confortevole e al tempo che abbiamo realmente a disposizione.

Ed è proprio dall’autotrattamento che può iniziare la continuità dopo il corso.

Non serve inseguire esperienze particolari.

Conta molto di più tornare alla pratica.

E poi si pratica insieme

Durante le due giornate arriva anche il momento di sperimentare il Reiki con un’altra persona.

Impariamo come prepararci, come utilizzare le diverse posizioni delle mani e come passare da una posizione all’altra con calma.

Ma impariamo soprattutto a rispettare la persona che abbiamo davanti.

Il contatto avviene soltanto con il consenso. Le mani possono essere appoggiate delicatamente sopra gli abiti oppure mantenute a breve distanza dal corpo. Le posizioni possono essere modificate o omesse in qualsiasi momento.

Anche questo fa parte dell’imparare Reiki: praticare non significa decidere per l’altro.

Significa ascoltare, rispettare i confini e non trasformare ciò che percepiamo in interpretazioni o diagnosi.

Usui e Karuna: conoscere da dove proviene ciò che pratichiamo

Il nostro Primo Livello integra elementi del Reiki Usui e del Karuna Reiki.

Per noi è importante, però, non confondere le loro origini.

Il Reiki Usui costituisce la base del percorso: centratura, Gassho, tanden, autotrattamento, pratica delle mani, ascolto e consenso.

Il Karuna appartiene a uno sviluppo successivo e introduce un ulteriore linguaggio simbolico legato, nella tradizione, a qualità come compassione, integrazione, apertura e radicamento.

Durante il corso i simboli previsti dal nostro Primo Livello vengono spiegati, ricevuti e sperimentati all’interno della pratica.

Non li presentiamo come strumenti che rendono un trattamento “più potente”: anche nella nostra dispensa la base rimane presenza, ascolto, rispetto e assenza di aspettativa.

E alla fine delle due giornate?

Si torna a casa con le basi della pratica, l’esperienza delle iniziazioni, l’autotrattamento e i primi strumenti per praticare Reiki anche con un’altra persona.

Ma il percorso non deve necessariamente fermarsi lì.

Puoi continuare con la pratica personale e, se lo desideri, tornare a confrontarti e praticare insieme a noi negli incontri dedicati alla continuità della pratica Reiki.

Il corso è il punto di partenza. La pratica è ciò che viene dopo.